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DaViDe3月10日 Grande grosso e... verdoneGrande grosso e... Verdone
![]() Trama Primo Atto La famiglia Nuvolone, composta da Leo, Tecla e i due figli Clemente e Sisto, si sveglia di buonora per partecipare ad un importante raduno nazionale di boy scout. L’atmosfera serena della giornata viene bruscamente interrotta dalla morte improvvisa dell’anziana madre di Leo che vive con loro. Dopo aver chiamato il medico, che constata l’avvenuto decesso, Leo e Tecla devono occuparsi del funerale, dalla scelta della bara alla sepoltura, ma un impresario di pompe funebri sbucato dal nulla fa precipitare la famiglia Nuvolone in una sorta di incubo surreale. Dopo la cerimonia funebre in chiesa, la povera bara e la famiglia Nuvolone attraversano una serie di “disgrazie” fino a quando, stremati, arrivano al piccolo cimitero fuori Roma. Ma anche lì, non è ancora finita! L’arrivo di Guerrino, il fratello di Leo che vive in Australia, crea ulteriore scompiglio. Nel piccolo deposito del cimitero ci sono due bare perfettamente identiche senza nessun segno di distinzione. Dopo una grande lite col fratello, Leo riesce a stabilire qual è la bara della povera mamma e a prendere una decisione importante per dare finalmente pace alla salma. Secondo Atto Callisto Cagnato, grande e temuto professore universitario di Storia dell’Arte, ha un figlio, Severiano, che studia pianoforte al Conservatorio. Il carattere dispotico e severo di Callisto ha reso il figlio profondamente insicuro e timido. Callisto si rende conto che Severiano, ormai ventenne, non ha molti rapporti con l’esterno, tanto meno con le ragazze. Durante un esame universitario, rimane favorevolmente impressionato da Lucilla, una ragazza intelligente ma dai modi modesti ed educati. La invita a casa per farla conoscere al figlio. Inaspettatamente fra i due ragazzi nasce un sentimento piuttosto forte. Entrambi si sentono vittime delle circostanze della vita: Severiano per avere un padre così severo ed accentratore e Lucilla perché orfana di genitori e cresciuta fra le suore dove tuttora vive. Callisto è molto soddisfatto di come vanno le cose fra i due ragazzi perché vanno esattamente come aveva programmato lui. Ma non ha pensato che i due insieme si sentono più forti e cominciano a desiderare più libertà da quel regime dittatoriale che vige in casa. Durante una visita speciale alle catacombe, organizzata da Callisto in una zona vietata al pubblico, avviene il miracolo: Callisto si perde nei cunicoli labirintici e non riesce a trovare l’uscita. Diventa notizia da telegiornale. Dopo una settimana di ricerche, le speranze di trovarlo in vita diminuiscono nettamente. Severiano e Lucilla possono finalmente vivere il loro amore in piena libertà. Dormono insieme per la prima volta ma all’alba li attende un triste risveglio… Terzo Atto Moreno Vecchiarutti e sua moglie Enza, con il figlio quattordicenne Steven, sono in partenza per una vacanza a Taormina nell’albergo più prestigioso della località. Il loro nucleo familiare è attraversato da una profonda crisi e fanno anche ricorso alla terapia di coppia. Fra Moreno e Enza c’è il classico momento di stanchezza e di mancanza di desiderio aggravato da un figlio che sembra interessarsi solo al calcio. Non hanno problemi economici, anzi la loro attività di gestori di vari negozi di telefonia li ha resi piuttosto “benestanti”. Su consiglio dello psicologo che segue il figlio Steven, decidono di “ritrovarsi” compiendo una vacanza tutti e tre insieme, ma scelgono la località sbagliata e l’hotel sbagliato. La sobrietà, unita alla grande eleganza, dell’hotel San Domenico, insieme ad una località piena di storia della Magna Grecia, quale Taormina, sono estremamente lontani per un nucleo familiare targato villaggio turistico. La direzione dell’albergo si rende conto di avere accettato tre persone assolutamente impresentabili nell’abbigliamento e nel comportamento. Moreno pensa che possa essere un grado di “distinzione” elargire mance su mance, anche quando la situazione non lo richiede. La silenziosa piscina dell’hotel al loro arrivo diventa una piscina comunale, fatta schizzi d’acqua ovunque, grida, squilli di cellulari, tanto da spingere alcuni degli ospiti ad abbandonarla e altri ancora ad abbandonare lo stesso albergo. Durante la vacanza, i loro conflitti anziché svanire si acuiscono. Moreno è attratto da un ospite dell’albergo, Blanche, una donna bella e raffinata, molto lontana dai canoni a cui lui è abituato. Le attenzioni che Moreno le rivolge ingelosiscono Enza che, in un accesso d’ira, lo molla insieme al figlio per trasferirsi in un altro albergo da sola. Qui viene presa di mira da Fabio Muso, un attore diventato famoso solo per aver partecipato a un reality televisivo. Lusingata, Enza si lascia corteggiare da lui, mentre Moreno, parallelamente, fa lo stesso con Blanche che, nonostante tutto, trova le sue maniere cafone, molto divertenti. Steven si trova fra due fuochi e, come al solito, trascurato dai suoi genitori. L’unica persona che gli offre amicizia e comprensione è Carmela, la giovane ragazza che lavora alla reception dell’albergo. Sia Moreno che Enza si lasciano andare con entusiasmo al brivido di queste nuove situazioni ma andranno incontro ad un epilogo sorprendente che non avevano assolutamente previsto.
1月12日 L'allenatore nel pallone 2L'ALLENATORE NEL PALLONE 2 ![]() TRAMA: Oronzo Canà, mister della mitica Longobarda, pur se a malincuore, non allena più da vari anni. Ora ha un'azienda agricola e produce olio d'oliva assieme alla sempre aristocratica moglie Mara, al nipote Oronzino, genio del computer, alla poco attraente figlia Michelina, e al genero Fedele, impenitente latin lover. Dalla sua azienda agricola, Canà può solo sognare di allenare una squadra, ma una sera... l'ex mister è invitato ad una trasmissione sportiva. La Longobarda è appena stata promossa in serie A, non per meriti sportivi, ma per inadempienze finanziarie della sua diretta concorrente. Canà è stato invitato come testimone della "mitica" Longobarda di venti anni fa... Durante il talk show, un giornalista si ricorda che allora, nonostante Canà fosse riuscito a salvare la squadra dalla retrocessione, venne esonerato. Messo alle strette, Canà rivela il vero motivo di quell'esonero: nel vincere l'ultima partita, quella che aveva permesso la permanenza della Longobarda in serie A, Canà disubbidì ad una richiesta del vecchio presidente Borlotti, che voleva retrocedere in serie B perché non riusciva a reggere i costi della serie A. Con questa sua dichiarazione, Canà diventa il primo testimone diretto di scomode verità sul calcio: ammissioni così chiare, infatti, non ci sono state neanche durante i recenti scandali calcistici. Dopo quelle dichiarazioni, invano controbattute dal figlio di Borlotti, Walter che ora amministra la Longobarda assieme ad un socio russo Ivan Rameko, Canà ritorna alla vita di sempre... Ma un giorno le guardie del corpo di Ramenko (personaggio ambiguo, in odore di mafia russa) lo prelevano da casa e lo portano, in elicottero, fino al campo della Longobarda. Canà teme una ritorsione da parte dei dirigenti della Longobarda: la società è stata recentemente quotata in borsa e le sue dichiarazioni hanno provocato un crollo delle azioni. Inaspettatamente, invece, Borlotti e Ramenko gli propongono di allenare la squadra nel prossimo campionato serie A. Vogliono darsi un'immagine di specchiata onestà e chi più di Canà può garantire ciò? Canà accetta e si trasferisce, pieno di entusiasmo, nel Nord Italia. Il Mister si accorge però ben presto di quanto il calcio sia cambiato rispetto ai suoi tempi: c'è l'invadenza degli sponsor, i calciatori si presentano agli allenamenti con le veline di turno, quelli stranieri con gli interpreti... Anche il linguaggio è cambiato: una volta c'erano i terzini e il contropiede, ora i laterali e le ripartenze... Insomma Canà fatica un pò a riconoscersi in questo calcio, ma l'entusiasmo di ritornare in Serie A mette tutto il resto in secondo piano. Purtroppo però una serie di risultati negativi, problemi personali, promesse dei dirigenti non mantenute, fanno sì che l'avventura della Longobarda sia tutta in salita. Quando poi si scopre che le vere intenzioni dei dirigenti erano solo quelle di lucrare il più possibile sulla squadra per poi sparire con i soldi, Canà inizia a pensare di dimettersi. Sarà il nipotino a convincerlo a non gettare la spugna adesso e tentare il tutto per tutto nell'ultima partita che può valere la salvezza della squadra...
12月17日 CAMPIONI DEL MONDO!!!!!!!!!!!!!!!!!!! CAMPIONI D'EUROPA E CAMPIONI DEL MONDO!!!!!!!!
Yokohama - Uno (Atene, maggio, Champions league), due (Montecarlo, agosto, Supercoppa d’Europa), tre (Yokohama, ieri, mondiale per club). È una sequenza micidiale e rara tra le armate calcistiche in giro per il mondo: la stessa utilizzata contro il Boca Junior nella ripresa per prendere il largo con una ritorno fulminante (dall’1 a 1 dell’intervallo al 4 a 2 finale). Riuscì al primo Milan di Silvio Berlusconi, guidato dal rivoluzionario di Fusignano, Sacchi, dicembre dell’89: Van Basten, Gullit e Baresi i suoi artefici sul prato. Riesce, meno di vent’anni dopo, all’ultimo Milan condotto per mano da un allievo diletto dell’Arrigo, Carlo Ancelotti, in campo sospinto dalle magie di un campionissimo nato per incantare le folle e stregare i rivali, Ricardino Kakà. Stesso presidente, stesso management, stessi metodi controcorrente rispetto alla moda del calcio italiano di bruciare allenatori, dirigenti e calciatori un tot all’anno: il segreto, semplice semplice, del superbo Milan campione del mondo 2007 è questo. «Noi teniamo i giocatori sotto contratto il più a lungo possibile per coltivare il senso dell’appartenenza», spiega didascalico Adriano Galliani, il vice presidente. Al presidente Silvio Berlusconi tutto il Milan dedica il mondiale di Yokohama, primo titolo finito a una squadra europea. «È una promessa mantenuta», racconta Ancelotti alla fine. «Con lui il ciclo del Milan non finirà mai, è l’unico insostituibile», incalza devoto Galliani. Quando Silvio Berlusconi decise di entrare nel calcio, il Milan dell’epoca, il Milan di Giussi Farina, stava per dichiarare bancarotta. In poco più di vent’anni, dal fallimento è salito sul tetto del mondo. Perciò la dedica di ieri, collettiva: non è un omaggio scontato, ma un comune sentimento, condiviso dai tifosi. Basta controllare gli striscioni, l’ultimo, esposto qui in Giappone, ha il sapore quasi di una provocazione: «I belong to Silvio», io appartengo a Silvio. Il 2007 diventa così l’anno del dragone Milan che aggiunge alle tre coppe altri due risultati di rilievo: il primato nel girone di Champions e il Pallone d’oro assegnato al fuoriclasse brasiliano che domani sera a Zurigo riceverà il Fifa world player, riconoscimento sottoscritto dai ct di tutto il mondo. Solo nel torneo domestico il Milan si concede ritardi e pigrizie eccessivi. «Da gennaio ci dedicheremo con nuovo vigore e vedrete, torneremo anche a vincere lo scudetto», la promessa sfuggita ad Adriano Galliani beato tra i complimenti di Blatter, presidente della Fifa, e la battuta di Platini («continuo a premiare solo il Milan, da juventino sto perdendo la pazienza»). Col Grande slam, il Milan porta a casa altri record: 20 le finali disputate, 25 i trofei collezionati, 18 quelli euro-mondiali messi insieme e che gli consentono di diventare il primo club al mondo, scavalcando proprio il Boca Juniors rimasto fermo a quota 17. Dietro queste cifre da capogiro c’è una virtù unica trasmessa di generazione in generazione: riuscire a preparare le sfide che contano, specie le finali, con feroce determinazione. Senza trascurare un solo dettaglio. Mai un eccesso di tensione tradito, neanche all’atto dell’espulsione di Kaladze ieri sera, con la squadra ridotta in dieci per l’ultimo tratto di strada col Boca all’arrembaggio. Tra le sue nobili fila non schiera solo fenomeni, ma un cospicuo drappello di italiani tosti e volitivi, da Gattuso ad Ambrosini. Tre-quattro le gemme preziose: Kakà, Seedorf, Nesta, Pirlo più altri buoni giocatori. Dida, il portiere, è il suo tallone d’Achille dopo essere stato uno scudo spaziale. Può restare senza Ronaldo per mesi, il Milan, come gli sta succedendo dal 31 luglio, tanto può contare su quella volpe di Pippo Inzaghi, capace di marchiare a fuoco con le sue iniziali le difese di Liverpool, Siviglia e Boca Juniors. Specie se Kakà gli serve due cioccolatini come qui a Yokohama. Un Milan così ci riconcilia col nostro calcio malato di provincialismo e un po’ cialtrone. E lascia qui in Giappone una scia luminosa. Se c’è qualcuno, dalle nostre parti, disposto a imitarlo, si faccia avanti. 12月2日 KAKA' PALLONE D'ORO 2007KAKA PALLONE D'ORO E FIFA WORLD PLAYER 2007
Kakà, il Pallone d'oro è tuo!!!!!!!!!!!!!!!!
PARIGI, 2 dicembre 2007 - Kakà ha ricevuto negli studi televisivi dell'emittente francese Tf1 il Pallone d'oro 2007. A premiare il brasiliano del Milan Gerard Ernault, direttore della rivista che organizza il premio targato France Football. Kakà, arrivato direttamente da Milano dove ieri sera è stato protagonista della sfida contro la Juventus, ha raccolto 444 voti precedendo nella classifica stilata dai giornalisti europei Cristiano Ronaldo (277 voti) e Messi (255). Al quinto posto il primo italiano, compagno di squadra di Kakà nel Milan, Andrea Pirlo, al decimo posto Francesco Totti.
LE SUE DICHIARAZIONI ''Voglio un altro Pallone d'Oro, cercherò di vincere il secondo il più presto possibile''. dice a caldo il brasiliano. Appena vinto il Pallone d'Oro 2007, il primo della sua carriera, il rossonero già pensa al bis. In una lunga intervista all'edizione online di France Football, Kakà guarda già avanti. ''Ho guardato l'albo d'oro. Michel Platini, Johan Cruyff e Marco van Basten hanno vinto 3 volte, è un record. E' un exploit straordinario che vorrei realizzare. Avrebbe un grande siginificato riuscire ad entrare in un gruppo così ristretto di giocatori mitici'', dice Kakà. ''Al momento è solo un sogno. Io cerchero' di vincere il secondo il piu' presto possibile''. 10月4日 UN'IMPRESA DA DIOUN'IMPRESA DA DIO
TRAMA: L'annunciatore televisivo Evan Baxter, da poco eletto al congresso, si ritrova la vita sconvolta, da quando Dio gli è apparso per affidargli una missione, costruire una nuova Arca, proprio come fece Noè. L'aspetto di Evan cambia molto rapidamente, con barba e capelli che non possono essere tagliati, ed una tunica proprio come quella di Noè. Nonostante i problemi sul lavoro e con la famiglia causatigli dalla costruzione dell'Arca, Evan continua fino al giorno in cui Dio gli ha predetto l'alluvione. La polizia, sobillata dal capo del congresso, che ha interessi nello sfruttamento economico di tipo illegale dei parchi e delle riserve naturali, arriva a casa di Evan per distruggere l'Arca. Dopo un breve temporale, tutti tornano a credere che Evan sia un pazzo, finchè un'enorme diga, situata all'imbocco della valle, cede, inondando la valle, e trasportando l'Arca fin davanti al Congresso; qui Evan parla dello sfruttamento delle riserve naturali ai giornalisti, ed il capo del congresso risulta infine indagato. Il film si conclude con la gita di famiglia in collina, dove Dio saluta Evan, tornato normale nell'aspetto.
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